domenica 29 gennaio 2017

Pornography


 
Per l'argomento trattato, sconsiglio la lettura ai non maggiorenni.
La pornografia è la rappresentazione dell'oscenità. E' mostrare ciò che non dovrebbe essere mostrato, ma taciuto, velato, tenuto nascosto. L'oscenità non è necessariamente di natura sessuale. Osceno è anche un corpo decomposto, un corpo martoriato, col ventre aperto, da cui fuoriescono viscide e maleodoranti frattaglie, nature morte intrise di sangue pallido come l'acqua. Osceno è un orizzonte affondato nel grigiore e deturpato da neri scheletri, relitti dell'era industriale, oscena è una poesia zoppa e deforme.
Se, dunque, la vita stessa può essere oscena, la sua rappresentazione, l'arte, è pornografia (1).
Come non considerare oscene certe incisioni di Albrecht Durer (2) e pornografici quasi tutti i dipinti di Bosch (3), alcune opere di Courbet (4) e le sculture di Rodin (5)?
E possiamo aggiungere alla serie anche Tropico del Cancro, un romanzo che già alla sua uscita nel 1934 fu considerato scandaloso e osceno e, secondo me, della pornografia più sublime.
Henry Miller è scrittore a me congeniale, perchè è il fratello gemello di Celine, partoriti entrambi da quella gran madre e gran bagascia che è Parigi.
Parigi è come una puttana. Da lontano pare incantevole, non vedi l'ora di averla fra le braccia. E cinque minuti dopo ti senti vuoto, schifato di te stesso. Ti senti truffato.
In Tropico si è subito sommersi da una narrazione fluente e torrenziale, la lettura a volte è ardua perchè il flow narrativo è in presa diretta da molteplici e multiformi punti di vista. Ma una volta entrati nell'universo dello scrittore americano e carpita la chiave di lettura, il romanzo decolla.
Uomini e donne arrivano insieme come branchi d'avvoltoi su una carcassa fetente, si accoppiano e subito volano via. Avvoltoi che piombano dal cielo come pietre pesanti. Artiglio e becco, questo siamo! Un enorme apparato intestinale che fiuta la carne morta.”
E... “L'Europa è satura d'arte e i suoi musei stracolmi di tesori, ma la sua terra è piena di morte e ossa” (6).
Ecco la chiave.
Miller, uomo in fuga dal Nuovo mondo, descrive una doppia decadenza: la carcassa della civiltà occidentale (europea) in orrida decomposizione, e la caduta degli uomini, che segue di poco quella degli dei.
Siamo sfiniti, annoiati, logori come genere (umano). Sorpassati. Antichi. Presto, qualche altra specie prenderà il nostro posto sul podio.
L'arte sta nell'andare fino in fondo, se cominci con i tamburi, devi finire con il tritolo”. Allora andiamo fino in fondo a cercare la verità.
Soltanto coloro i quali lasciano entrare la luce nelle proprie viscere riescono a tradurre quel che c'è nel cuore”.
E mostrare tutto, ma proprio tutto.
“Un giorno scriverò un libro su di me, sui miei pensieri. Non voglio dire un saggio di analisi introspettiva... Voglio dire che mi stenderò sul tavolo operatorio, e metterò in mostra le budella... ogni cosa, accidenti.”
Questa è pornografia!
E ora guardate quel nudo lassù... Andava bene, finchè non si è messa a disegnare la fica. Chissà a cosa pensava, ma l'ha fatta così grossa che le ci è scivolato dentro il pennello e non è più riuscita a tirarlo fuori.
E ancora...
Per mostrarci come dev'essere un nudo tira fuori una grossa tela ultimata da lui di recente. Rappresentava lei, splendido esempio di vendetta ispirato dalla coscienza sporca. L'opera di un pazzo: cattiva, meschina, maligna, brillante. Ti dava l'impressione che lui l'avesse spiata dal buco della chiave, che l'avesse colta in un momento di distrazione, mentre sovrappensiero si toccava il naso, o si grattava il culo. Sedeva sul sofà di crine di cavallo, in una stanza senza ventilazione, in una stanza enorme senza finestre; poteva anche essere il lobo anteriore della ghiandola pineale. Dietro di lei la scala a zigzag che portava alla balconata; coperta da un tappeto verde-bile, un verde come quello che può sortire da un mondo scoppiato.
Ma la cosa di maggior rilievo erano le natiche, asimmetriche e piene di croste; pareva che stesse sollevando il culo dal sofà per mollare una grossa scoreggia. Il volto era idealizzato: appariva dolce e virgineo, puro come una pasticca per la tosse. Ma il petto era esteso, gonfio come di gas di fogna; pareva nuotare in un mare mestruale, un feto ingigantito con lo sguardo ottuso, sciropposo di un angelo.
Bellezza non bellezza, oscenità pornografiche, il gusto dell'orrido che può essere soddisfatto soltanto attraverso una curiosità disarmante e morbosa.
E il protagonista del tutto accidentale, una semplice comparsa estratta a caso dalla lista degli attori principali, non subisce il trattamento-Kurtz (7) - eppure Cuore di tenebra riecheggia nei vicoli parigini e si riflette in quel fiume scuro e profondo come la notte -, chiamato, lui malgrado, a raccontare in prima persona la caduta agli inferi.
Ma ci salvano, qua e là, piccoli acquerelli, appena abbozzati, deboli sprazzi di luce presto inghiottiti dal buio, che dipingono la disperazione come grandiosi affreschi.
Nel chiaro scabro delle luci, la piccola puttana con la gamba di legno e dietro lei il vicolo buio, spalancato come l'inferno.
E... fuochi d'artificio!
In vita mia non ho mai guardato una fica con tanta serietà. Quasi che non ne avessi mai vista un'altra prima. E quanto più la guardavo, tanto meno mi diventava interessante. Basti questo a dimostrarti che non c'è proprio dentro nulla, specialmente quando l'hai rasata. E' il pelo che te la rende misteriosa. Ecco perchè una statua ti lascia freddo.
T'infiammi tutto per niente... per un cretto col pelo sopra, o magari senza pelo. E' così completamente privo di senso che provavo una specie di fascino a guardarlo. Credo di averlo studiato per dieci minuti, anche di più.
Tutto questo mistero del sesso, e poi ti accorgi che è nulla, un buco e basta. Non sarebbe divertente trovarci dentro un'armonica... oppure un calendario?”
Nel finale ritorna Celine, nelle strane vesti di un americano a Parigi (8).
“Il sole tramonta. Sento questo fiume che scorre dentro di me, il suo passato, la terra antica, il clima mutevole. Le colline gli fanno dolce corona: il suo corso è stabilito.”
(Nota di chiusura) “It doesn't matter if we all die” (Non importa se moriamo tutti), cantava Robert Smith in One hundred years, canzone di Pornograpy (1982), quarto album dei The Cure. Io preferisco The hanging garden, stessa vena poetica e disperata, ma al quadrato. Pornography è un disco che sprofonda nella malinconia e nel nichilismo, suoni, scarni e nervosi, venati di rabbia, su cui si arrampica la voce quasi afona di Smith. Le canzoni sono inni all'annientamento e al rifiuto della vita. Che è pornografia. Appunto.

(1) Ma non è vero il contrario. La pornografia non è arte.
(2) Cristo alla colonna, per esempio.
(3) Hyeronimus Bosch, pittore fiammingo vissuto a cavallo fra il XVI e il XV secolo. Date un'occhiata a Il giardino delle delizie, L'inferno musicale (nel quale gli strumenti musicali perdono la loro funzione originaria e diventano altro, ad esempio, strumenti di tortura), I sette peccati capitali.
(4) Gustave Courbet, pittore impressionista. Su L'origine du monde avevo già avuto modo di scrivere: http://angelo-medici.blogspot.it/2013/07/lorigine-du-monde_9.html
(5) L'idolo eterno, Un sospiro sensuale, Iris, messagére des dieux e Donna accovacciata, ad esempio.
(6) Kenneth Clark, storico dell'arte.
(7) Trattamento-Kurtz, bel modo di disegnare il protagonista di un romanzo, mai in presa diretta, mai dentro l'inquadratura, ma soltanto attraverso le voci altrui e in nessun caso mostrarlo realmente. L'uno e l'altro Kurtz, il protagonista di Cuore di tenebra, scritto da Joseph Conrad nel 1899 (titolo originale, Heart of darkness) e di quell'altro capolavoro che è Apocalypse Now, girato da Francis Ford Coppola nel 1979. Da allora, per quanto mi riguarda, Kurtz ha la faccia di Marlon Brando.
(8) “Lontano, il rimorchiatore ha fischiato; il suo richiamo ha passato il ponte, ancora un'arcata, un'altra, la chiusa, un altro ponte, lontano, più lontano... Chiamava a sé tutte le chiatte del fiume tutte, e la città intera, e il cielo e la campagna, e noi, tutto si portava via, anche la Senna, tutto, che non se ne parli più.” (Viaggio al termine della notte, Louis-Ferdinand Cèline, 1932).



Nessun commento:

Posta un commento