domenica 12 febbraio 2017

Un approccio alla teoria M.E.U.V. (Movimento per l'Estinzione Umana Volontaria)


Senso di insicurezza collettiva, di precarietà e spaesamento, progressivo affievolirsi dei legami di comunità, vicinato e famiglia, perdita del senso di appartenenza alla 'grande' e alla 'piccola' patria, fino a configurare una “solitudine del cittadino globale”.

E poi, il controllo della natura, l'organizzazione burocratica e gerarchica della società e del lavoro, la sistematizzazione di regole e controlli, la frammentazione del sapere. E, l'estrema difficoltà di applicare regole e controlli a gruppi che, per definizione, rifuggono da regole e controlli (immigrati che rispettano soltanto le tradizioni dei paesi di provenienza e non sono permeabili alle regole dei paesi d'arrivo, gruppuscoli di antagonismo anarcoide o antisistema, popolazioni nomadi che si trascinano per stanca convinzione da un campo all'altro) suscita senso di minaccia, paura e tendenze liberticide, o peggio, istinti di rivalsa e giustizia fai da te.

E' la società post moderna, secondo Zygmunt Bauman (1), secondo il mio parere, l'evoluzione della crisi d'identità novecentesca, della caduta degli dei, del drammatico scontro fra libertà individuale e controllo sociale (vedi Magenta Sky, http://angelo-medici.blogspot.it/2016/06/magenta-sky.html), nella quale mi sento di annaspare a mio buon diritto. La verità è che sono figlio del mio tempo, la “solitudine globale” e lo spaesamento sono frutti avvelenati del Nuovo Millennio, anche se non sono esattamente novità.

E, l'aspra lotta fra libertà dell'individuo e controllo sociale è un tema classico della sociologia.

Sconfitto dall'irrisolvibile dicotomia fra l'essere e il dover essere, lacerato, diviso in due, le due metà tenute insieme da menzogne, sotterfugi e raggiri, l'individuo moderno si sta avvitando su se stesso, in una caduta a spirale senza scampo.

Amo tutto ciò che scorre, tutto ciò che ha in sé tempo e divenire, ciò che non è statico, freddo, immobile. Tutto ciò che riporta al principio. Ma qui non c'è inizio e non c'è fine. Neppure un lento scorrere, un flusso costante di tempo, universi e spiriti. E' tutto congelato, ibernato, sepolto sotto una coltre di uniforme biancore.

E già i sogni di cambiare il mondo, la pace universale, l’amore, la tutela dell’ambiente, la giustizia sociale (e già che ci siamo, la raccolta differenziata, tagliarsi le unghie delle mani e dei piedi una volta la settimana, la partita di calcetto con i colleghi), sono soltanto fantasmi con i quali cerchiamo di illuderci che la fine non sia vicina, dietro i quali vogliamo nascondere il fatto che l’umanità è al collasso, le società si stanno liquefacendo, la civiltà è sull’orlo dell’estinzione?

Inutile lottare, non serve a niente resistere, arrovellarsi, disperarsi. E’ tempo sprecato, accettiamo con rassegnazione la nostra fine imminente e smettiamo di pensare al futuro, che è una chimera, e, se siamo fortunati, durerà molto poco.

C'è tanta disperazione in tutto questo, nel significato letterale di assenza di speranze. Sono soltanto superstizioni?

La teoria M.E.U.V. (Movimento per l’Estinzione Umana Volontaria) si fa strada negli Stati Uniti d'America. I suoi seguaci scelgono di non riprodursi più per attenuare l’impatto dell’umanità sul pianeta. Un tentativo di lasciare un migliore ricordo di noi a chi ci succederà?

In fondo, siamo soli in mezzo all'oceano. Ognuno scelga come morire. Un colpo secco e atroce, oppure un lento deperire nel delirio. Non importa. Il futuro è il buio, il futuro è il nulla. La morte globalizzata, il nichilismo assoluto, l'annientamento del sé. Un immane suicidio collettivo, come non se ne vedevano dai tempi di Aum Shinrikyo o dall'allegra fattoria psicopatica di Waco, Texas.



(1) Sociologo e filosofo polacco, recentemente scomparso. Lasciata la Polonia a seguito dell'invasione tedesca, si arruolò nell'Armata Rossa. Rientrato in patria alla fine della guerra, ha insegnato all'università di Varsavia fino al riacutizzarsi dell'antisemitismo, poi a Tel Aviv e Leeds. Celebri le sue teorie sulla post-modernità e lo stato solido-liquido della società, ha cercato di spiegare i nostri tempi connettendo consumismo e creazione di rifiuti umani, globalizzazione e industria della paura attraverso lo smantellamento progressivo del sistema di sicurezze e una vita liquida, sempre più frenetica, nella corsa disperata ad adeguarsi al gruppo sociale per non esserne esclusi.


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