sabato 2 dicembre 2017

To wish impossible things


Lo sento, è ora, sta arrivando.

Un flusso devastante e inarrestabile di ricordi prende a colpirmi. Senza pietà.

E quegli occhi del colore delle foglie morte, quei capelli biondo cenere, la pelle lattea come il cielo dell'alba si materializzano da tempi che non sono più.

Dove sei?

Tremolanti luci nella notte, fuochi fatui, miraggi e mille altri astuti inganni. Niente più che questo.

C'incontrammo sul finire dell'estate, fummo vinti da una passione autunnale, crepuscolare e perniciosa, ma non superammo l'inverno. Il suo vento gelido ci ha spazzati via insieme ai nostri sogni impossibili, ai desideri esagerati, agli amabili infingimenti, proprio nel breve scorrere dell'istante in cui stavano per realizzarsi.

Destini più maestosi ci attendevano, tanto considerevoli ed essenziali da calpestare i petali del nostro giovane e fragile amore. Il tuo fato, incastonato fra le navate rischiarate appena dal tremolante chiarore delle candele, sorvegliato da simulacri di santi con lo sguardo vitreo, il mio, un fiume che insinua le spire nella foresta, la sua testa di serpente dorato, il suo corso non è ancora stabilito. E forse è proprio questo il mio destino: consumarmi nel silenzio come una candela prima del buio. Brancolo nella solitudine di un giovane dio precipitato sulla terra, dentro un sordo oblio di tempesta, pazzo di dolore e indifferente al tempo, e già l'angoscia è l'eco di qualcosa che non c'è più...

Chissà se pensi ogni tanto a quei giorni, il nostro sangue era pallido come l'acqua, e a quelle notti, quando le nostre anime erano intrappolate tra l'inferno e il paradiso. Chissà se pensi a me, a noi e a quello che avremmo potuto essere.

Fa male, sai, desiderare cose impossibili, inseguire le ombre, amare un fantasma. Come impugnare un coltello dalla parte della lama e stringere forte.

Ho indossato una nuova pelle su cui far scorrere le mie miserie da deserto dell'amore, ma era un lusso che non mi potevo permettere; infatti si è orribilmente sfilacciata. Ho cercato di sotterrarti, di affogare il tuo ricordo sotto le onde del mare, di bruciare il tuo nome e disperderlo nell'aria. Perdonami, non ci sono riuscito. E sono ancora qui, questa notte, ancora una volta, a scrivere di te. Di noi. Di questa pena strana e crudele che ha preso possesso del mio cuore.

Perdonami perchè dovrò inventare le parole che non mi hai detto, i baci che non ti ho dato, le lacrime che non abbiamo pianto, le notti che non ci hanno fatto rabbrividire, la pioggia che non ci ha inzuppato...

Perdonami se sono ancora qui a scriverti, a parlarti nella lingua dei sogni, a stringere fra le braccia un'ombra, più sottile delle altre.

Ma non badare a me, sono soltanto un folle visionario davanti a un pezzo di carta; eppure, è proprio così che si stimolano i peggiori istinti. Davanti a un foglio di carta.

Non so, non so spiegarti. E' che stanotte mi sento assente e, allo stesso tempo, così presente che vorrei sprofondare nell'incoscienza. Perchè fa male. A dire il vero, mi sento così tutte le notti, quando cala il sole, da quella maledetta notte che ti ha portata via.

Qualcosa sta accadendo. Vibrazioni a bassa frequenza, scuotimenti nell'aria, interferenze cognitive. Rumori urticanti. E' pericoloso stimolare i ricordi. Non è mai una buona idea risvegliarli dal buio polveroso dell'oblio. Un muro di polvere s'innalza nell'aria a sbarrare la mia visuale sulla notte. E sul muro qualcosa prende forma, si ricompone lentamente nel pulviscolo del nulla. Ora ti vedo.

E ricordo.

Una promessa è una promessa. Vieni”, avevi detto.

Sono stato io a non seguirti. Sono stato io a non mantenere la promessa. Ti ho persa di vista, eri troppo distante. Non sono riuscito a raggiungerti.

Basta, devo recuperare la connessione con il reale, una parola, un odore, la luce del sole al tramonto, qualcosa, insomma, che mi faccia sentire alive and kicking, vivo e scalciante. Qualcosa che mi riporti giù, che mi scaraventi a terra e mi ancori saldamente al suolo.

Stanotte le tue parole mi hanno scosso dal torpore consueto, sono risalite dal buio con la rapidità di un rigurgito, dal fondo dell'abisso, dalle profondità di un se opaco e distratto. Stanotte ogni cosa è messa a nudo. Senza pietà.

E' devastante.


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